Pensieri Profondi
PENSIERI PROFONDI
«Ho controllato molto approfonditamente e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda». (Pensiero Profondo) |
24/03/13
01/03/13
La realtà è analogica o digitale?
Introduzione
Il Foundational Questions Institute (agli indirizzi http://www.fqxi.org/community e https://twitter.com/FQXi) è
un’organizzazione indipendente, senza scopo di lucro, gestita da scienziati per
sostenere e diffondere la ricerca sulle questioni alla base della fisica e
della cosmologia, soprattutto per quelle ricerche fondamentali per una profonda
conoscenza della realtà, ma che difficilmente potrebbero essere supportate da
fonti tradizionali di finanziamento.
Essenziale per questa organizzazione è anche la divulgazione
scientifica e quindi molti dei saggi scritti dai suoi membri sono accessibili e
comprensibili da un largo pubblico (si veda per esempio http://web.ncsu.edu/abstract/science/wms-mjolnir/
post scherzoso ma scientifico sul calcolo del peso del martello di Thor).
L’unico requisito è la conoscenza della lingua inglese.
Periodicamente l’FQXi lancia concorsi per promuovere
discussioni e scambi di idee su argomenti particolari: uno di questi chiedeva a
fisici e filosofi di scrivere un saggio in risposta alla domanda «La realtà è analogica o digitale?». Da
uno dei saggi migliori (in versione originale all'indirizzo http://www.fqxi.org/data/essay-contest-files/Tong_integers.pdf),
scritto da David Tong (docente di fisica teorica all'Università di Cambridge), ho
preso i concetti alla base di questo post.
Analogico contro digitale

Un esempio semplice sono gli orologi: negli orologi
analogici, quelli in cui ci sono delle lancette che si muovono nello spazio, è
l’immagine delle lancette sul quadrante a dirci che ore sono, e il tempo appare
come un fluire ininterrotto, continuo. Invece negli orologi digitali abbiamo
solo dei numeri (segni), e se vogliamo sapere quanto tempo manca a un certo
appuntamento dobbiamo compiere un’operazione algebrica (codifica). Il tempo
appare in questo caso discontinuo, procedente a scatti.
Un altro esempio quotidiano: l’immagine in un quadro dipinto
è analogica, formata da un continuo ininterrotto di colori e sfumature;
l’immagine su uno schermo è digitale formata dall'unione di pixel definiti e
staccati uno dall'altro.
Ma la natura ultima della realtà è digitale o analogica, discontinua o continua?
Nel primo caso il tempo, lo spazio e ogni entità e processo
nello spazio-tempo sarebbero in ultima analisi discreti, formati cioè da entità
indivisibili e singolari; l’universo fisico potrebbe essere adeguatamente modellato
da valori discreti come i numeri interi.
Nel secondo caso tutta la realtà sarebbe invece continua e
la struttura ultima del tempo, dello spazio, della materia e di ogni entità
sarebbe divisibile all'infinito I valori rappresentanti l’universo fisico potrebbero
essere allora i numeri reali.
Un antico enigma
Alla fine dell'Ottocento il matematico tedesco Leopold
Kronecker affermò: «Dio ha creato i
numeri interi, tutto il resto è opera dell'uomo».
II dibattito tra digitale e analogico è uno dei più antichi
della filosofia e della fisica. Dove Democrito e gli atomisti vedevano la
realtà come discreta, altri filosofi greci come Platone e Aristotele la
consideravano continua. Ai tempi di Isaac Newton i filosofi naturali erano
divisi tra teorie particellari (discrete) e ondulatorie (continue). All'epoca
di Kronecker i difensori dell'atomismo, tra cui John Dalton, James Clerk
Maxwell e Ludwig Boltzmann, riuscirono a ricavare le leggi della chimica, della
termodinamica e dei gas. Ma molti scienziati continuavano a non essere
convinti, facendo notare che le leggi della fisica si riferiscono solo a
grandezze continue, come l'energia, il campo elettrico e il campo magnetico.
Max Planck, che in seguito avrebbe fondato la meccanica quantistica, affermò
del 1882: «Nonostante il grande successo
riscosso finora dalla teoria atomica, prima o poi la si dovrà abbandonare a
favore dell'ipotesi della materia continua».
Tra i fisici di oggi è sempre più diffusa l’opinione che la
natura sia in definitiva discreta, che i costituenti ultimi della materia e
dello spazio-tempo si possano contare a uno a uno. Molti fisici sono arrivati a
pensare che il mondo naturale sia come un enorme computer descritto da bit
discreti di informazione e in cui le leggi fisiche sono un algoritmo, un po'
come la pioggia digitale verde che Neo vede alla fine di Matrix.
Ma le leggi della fisica funzionano davvero così? Altri
scienziati ritengono invece che la realtà sia in definitiva analogica e non
digitale. In questa visione il mondo è un autentico continuum. Per quanto lo si
guardi da vicino, non si troveranno costituenti indivisibili. Le grandezze
fisiche non sarebbero allora numeri interi, ma reali: numeri «continui», con un
numero infinito di cifre dopo la virgola. Gli appassionati di Matrix rimarrebbero
in questo caso delusi nel sapere che le leggi fisiche hanno proprietà che
nessuno può simulare al computer, per quanto potente questo possa essere.
Il quanto non
quantistico
All'inizio del Novecento la meccanica quantistica ha definitivamente
trasformato il dibattito digitale-analogico. Nel 1925 Erwin Schrödinger sviluppò un approccio alla
teoria quantistica basato sull'idea di onda. L'equazione che formulò per
descrivere come evolvono queste onde contiene solo grandezze continue e nessun
intero. Eppure quando risolviamo l'equazione di Schrödinger per uno specifico sistema avviene una piccola magia
matematica: compaiono dei numeri interi! Consideriamo per esempio l'atomo di
idrogeno: l'elettrone orbita attorno al protone a distanze precise. Queste
orbite fisse corrispondono alle soluzioni dell’equazione d’onda per numeri
quantici pari a 1, 2, 3… L'atomo è analogo a un organo a canne, che produce una
serie discreta di note anche se il movimento dell'aria è continuo.
Riformulando la frase di Kronecker si potrebbe allora
affermare: «Dio ha creato il continuo, tutto il resto è
opera dell'equazione di Schrödinger».
In altre parole, gli interi non sono i termini iniziali
della teoria, sono il risultato finale. In questa visione delle cose il termine
«meccanica quantistica» è fuorviante. In profondità questa teoria non è quantistica
e i fenomeni descritti dalla teoria plasmano il discreto a partire dal continuo
sottostante. I costituenti della natura non sono le particelle come l'elettrone,
i quark o il bosone di Higgs, ma i campi, oggetti continui e fluidi distribuiti
nello spazio: il campo elettro-magnetico, il campo nucleare forte, il campo di
Higgs e così via. Gli oggetti che chiamiamo particelle fondamentali non sono
altro che increspature di campi continui.
Il campo quantistico
Anche se le teorie oggi più accettate (la meccanica quantistica ed il modello standard) ipotizzano che la realtà sia
continua, molti fisici ritengono che al di sotto del continuo ci sia una realtà
discreta, un po’ come l'acqua in un bicchiere che appare indifferenziata e
continua su scala macroscopica e solo se osservata molto più da vicino mostra i
suoi costituenti atomici.
È possibile che un meccanismo del genere si trovi al cuore
della fisica? Forse, se guardassimo a un livello più profondo, i campi
quantistici continui del modello standard o addirittura lo stesso spazio-tempo
rivelerebbero una struttura discreta soggiacente, così come si suppone nella
teoria delle stringhe: gli elementi essenziali, gli oggetti fondamentali
mono-dimensionali. Viste da vicino, tutte le grandezze continue sarebbero
allora discrete, distribuite su una griglia fittissima che da l'illusione del
continuo, come i pixel di uno schermo per computer.
E allora, la realtà è analogica o digitale? Non conosciamo
la risposta a questa domanda e forse in definitiva ha ragione Johann Wolfgang
Goethe: «Tutto è più semplice
di quanto si possa pensare e allo stesso tempo più complicato di quanto si
possa capire»…
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