
Finito il torneo e fatte sedimentare le emozioni più forti, cerco
con calma di raccogliere le idee e di fare il punto della giornata che mi ha
lasciato in bocca sapori diversi e contrastanti.
Il torneo
Come nota generale mi sento di dire che quest’anno il
contenuto tecnico e agonistico è stato chiaramente inferiore rispetto ai tornei
degli scorsi anni: forse ci siamo abituati a vedere gioco e giocatori migliori,
ma quest’anno Pagnano è stato una delusione e, a parte alcune eccezioni (la
squadra di Chiara, Danilo e Szeb su tutte), si sono viste squadre messe insieme
alla belle meglio, con pochi schemi di gioco, «palla alta e tira a occhi chiusi», quasi nessuno che giocasse con un opposto vero… A mio parere
si sono distinte solo le prime 4 in
classifica che in effetti hanno dominato i gironi.
Poi il campo di gioco: forse anche qui ci siamo ormai
abituati bene, ma, soprattutto il campo numero 1 è veramente indecente, pericoloso (cadute
a ripetizione e infortuni) e ai limiti della regolarità.
E ancora, arbitraggio pessimo con arbitri con metri di
giudizio troppo diversi e disomogenei.
Fin qui il lato amaro del torneo, ma Pagnano ha sempre il
suo retrogusto dolce, il suo fascino: l’atmosfera gioiosa, i bambini del
minivolley, la semplicità e la freschezza dell’Oratorio, la partita di calciobalilla
(per la cronaca Giuly&Max si impongono di stretta misura su And&Fabi), lo
stare insieme in allegria in un clima quasi di festa paesana… Tutto questo è
una componente fondamentale del Volley Volante e fa di Pagnano un torneo comunque
godibile e divertente.
Gli All Stars
Sensazioni ancora più contrastanti…
Se penso ai 4 set vinti e al set perso 15-18 e giocato a
testa alta contro i Pappagalli (terzi classificati) non posso che dire «Grandi AllS!!, una GRANDE prestazione». In effetti non
abbiamo mai vinto così tanto a Pagnano e soprattutto in quei set si è vista la
squadra, la voglia di vincere, la combattività e l’impegno di tutti. Magari
fossimo sempre così “presenti” in campo…
Se guardo ai set persi con le squadre alla nostra portata (Igea
Beach e Gatti, ma soprattutto il 15-21 contro le Canaglie e il 13-25 contro i
Piugiatt) sono invece ancora incredulo del modo inadeguato di stare in campo
che avevamo: abbiamo subito senza neanche provarci, passivi e sconclusionati,
senza gioco e senza forza.
Ancora più inspiegabile il fatto che nella quattro partite
incriminate abbiamo sempre perso il 1° set e sempre vinto il 2° set,
indipendentemente dalle formazioni e dai giocatori in campo…
Soddisfazione quindi per i bei set giocati ma un fondo di
rammarico resta: perché il terzo posto del girone era veramente alla nostra
portata, perché questo avrebbe dato morale e slancio alla squadra, perché era
un’occasione unica per mostrare il nostro valore e darci fiducia nel lavoro
fatto finora.
Un insegnamento sostanziale per me va tratto: lo abbiamo già
detto, non è più credibile presentarsi ad un torneo in 11-12 o più e pensare di
giocare tutti lo stesso tempo. A parte alcuni, la maggior parte di noi ha
giocato in media 12 minuti ogni ora e mezza e questo a discapito della
continuità e del ritmo di gioco.
A mio parere in un torneo ci dovrebbe essere una struttura
di squadra stabile di 3-4 giocatori su cui ruotano altri 4-5 giocatori, per un totale di 9 giocatori (una riserva per ruolo). E
bisogna utilizzare di più i cambi durante le partite per svegliare la squadra,
cercare di invertire dinamiche negative, aiutare chi è in difficoltà con un
attimo di sosta.
Nota finale
Non posso non fare i complimenti ai vincitori del torneo, i Per Schiacciare Bisogna Saltare, la
squadra messa assieme con sapienza da Danilo e nella quale hanno giocato Szeb e la
nostra Chiara. Veramente una bella squadra, equilibrata e tecnicamente molto
preparata, ben schierata in campo e fin dalle prime partite concentrata e decisa. Vittoria meritatissima!